24 febbraio 2009

Erri e Izet. Lettere fraterne.

Due uomini in otto lettere.
Quattro napoletane: l'arricciamento della lingua che sbatte laddove un paio di vocali tracciano i confini del porto. Erri.
E quattro bosniache: una dolcezza sibilante che viene accompagnata da quelle stesse vocali lungo uno scivolo che appoggia a terra. Izet.
Erri e Izet. Due uomini. Vino e acquavite. Lo stesso brindisi in lingue affacciate sulle rive opposte dell'Adriatico. E lettere, appunto. Lettere fraterne.
Moj brat.
Fratello mio
.

Di certe occasioni sono gelosa. Me ne starei zitta. Sì, ammutolirei. Gonfierei il petto per la gioia di aver scoperto ancora bellezza e nel silenzio soddisfatto, mi sentirei ricca.

Ma c'è un libro da regalare. C'è anche chi l'ha scritto donandolo al mondo. Allora io lo regalo di nuovo, come se potessi immaginarmi archeologa di parole, scavatrice di antiche intenzioni, ereditiera di una storia che mi è stata raccontata e che allora continuo a tramandare, come un tesoro che deve scalvalcare il tempo.

Lettere fraterne
di Erri De Luca e Izet Sarajlić. Dante&
Descartes Edizioni.

Amo da molto tempo Erri. Credevo di aver letto tutto di lui, dai romanzi, alle poesie, ai testi tradotti dall'ebraico. Invece mi mancava la sua Jugoslavia, la sua Bosnia, la sua Mostar, la sua Sarajevo. E la guerra che dal 1991 fu di tutti.

Erri De Luca è un uomo che scelse di guidare un furgone di aiuti ONU. Che conobbe un popolo fatto di popoli, fatti di mani, fatte di civiltà.
Erri è un uomo che si fece amico un altro uomo, Izet Sarajlić. Poeta nato nel 1930 e morto nel 2002 che ha conosciuto l'Italia delle bande nere che nella seconda guerra mondiale gli uccisero il fratello, l'Italia dell'amato Alfonso Gatto, l'Italia di Aviano che spingeva i bombardieri nella rincorsa sulla Sarajevo dove durante la lunga guerra balcanica morì sua sorella, e anche l'Italia di Erri De Luca.

Eccolo, un libro piccolo e di una verità disarmante. Di u
n'amicizia tra uomini magnifici che restano uomini, che restano amici, che restano magnifici, ben oltre l'essere scrittori.

Io vorrei davvero parlarne. Vorrei ampliare una dissertazione finora concentrata. Vorrei farlo con gesti mimici che potessero descriverne il valore.
Ma non saprei come. Perché in questo malloppo di poche pagine ci sono un napoletano e un bosniaco che con semplici lettere che iniziano con un Caro e terminano con un Tuo mi hanno commosso di gioia, di rabbia, di sorpresa, di sollievo, di speranza.
Un libro capolavoro del niente che costruisce un'amicizia tra minuscoli giganti, un'umanità che ci rende umani e umanamente comprensibili.

Così Erri mi ha presentato Izet.
Di Izet ho cercato e aspetto di leggere Qualcuno ha suonato. Ma fuori commercio e in ristampa.
Poi le vie bizzare dei sentieri di montagna mi hanno fatto "incontrare" per puro caso - per semplice fortuna - chi cura non solo l'edizione di questo libro di poesie, ma anche u
na casa dove la poesia si incontra, dove le parole si danno il benvenuto e si salutano con stretta di mano.

Alla fine ripenso all'antica Jugoslavia, la Slavia del sud, che voglio imparare ancora, magari con un furgone.
Che sia un furgone senza aiuti in una terra senza barricate, che ho conosciuto in un'infanzia appannata.
Ne ricordo il mare. Brillava di paillettes mattutine per cui gli occhi si dovevano inchinare.
Ora vorrei conoscerne i fiumi.