04 giugno 2009

come un uomo sulla terra.

Non esco dal cinema. Perché già sotto le stelle, e perché non è un cinema. Respiro. Mi occorre un tempo di "deposito arrabbiatura e disagio". Non so parlare. Non riesco a mescolare frasi semplici come Vorrei bere una birra con il mio umore. Una birra diventa piccola stupida troppo lussuosa inezia in rapporto al dolore che mi è appena stato mostrato.
Allora respiro. E oggi scrivo.

Giardini Speyer. Davanti alla stazione, a Ravenna.
Una distesa di erba, sotto vecchi alberi, accanto ad un palazzo troppo stan
co.
Qualche decina di sedie improvvisate e infilate per – e grazie a – il Festival delle Culture.
Un telo, un proiettore, due casse acustiche.
Vicino, il marciapiede per chi cerca i binari e le rotaie, o per chi sceglie una panchina per far incontrare lingue differenti a salutarsi: qualche metro quadrato di mondo, un piccolo appezzamento di africani,
badanti rumene e polacche, solitari, vecchi. Per l'occorrenza due vigili urbani. Credo la chiamino "prevenzione". Che dove ci sono loro, bisogna fare attenzione, bisogna prevenire, di questo vogliono convincere. Spero che a quei due "arruolati" sia rimasto un poco nel respiro, questo film.

COME UN UOMO SULLA TERRA.
Respiro e ripeto: come un uomo sulla terra.

Un film-documentario sui migranti africani, "fatto" dai migranti africani.
Per gli italiani, i migranti sono i barconi carichi fi
no al midollo che conquistano Lampedusa, tra un TG e l'altro.
Oppure sono quelli che non ce la fanno, allora Beh allo
ra ci spiace, in fondo son uomini ma. Il servizio successivo sarà su Kaka che forse resterà al Milan se ben strattonato per la manica dal nostro Presidente del Consiglio. No, minuscolo: dal nostro presidente del Consiglio. No, correggo: dal presidente del Consiglio.

Un film documentario di 60 minuti di storie.
Migranti che raccontano. E non Lampedusa. Non il benvenuto in Italia. Non le "sublimi crociere" sul Mediterraneo.
Migranti che raccontano i loro nomi e cognomi, che raccontano le ragioni di una terra nativa abbandonata, che raccontano il viaggio che li avvicina alla
luce di una possibilità per sopravvivere, la fatica i soldi la paura la violenza la schiavitù le cicatrici il disumano per arrivare in Libia, da dove poi lasciare un continente amato ma martoriato.



Che raccontano la Libia e le sue prigioni, che raccontano la Libia finanziata da Italia ed Europa per inventare quelle prigioni, che raccontano cosa sono i container, cosa è un deserto, cosa la sete, cosa l'insensata voglia di morire, cosa la polizia trafficante e co
sa i trafficanti polizieschi, cosa la mancanza di sogni.

Facce che guardano. Facce che non sanno se riescono ancora a sorridere. Facce che vivono. Facce che dicono. Persone.

Come un uomo sulla terra
, di Riccardo Biadene, Andrea Segre, Dagmawi Yimer.
Uno splendido e semplice film, premiato e menzionato, finalista anche al Premio David di Donatello, ma non distribuito – perché compriamo gas e petrolio dalla Libia c
on lo sconto, chi può avere il coraggio di distribuirlo? – che sta riuscendo a srotolarsi sugli spettatori grazie a festival e iniziative private.
Qui il calendario.

Nulla devo aggiungere. Nulla posso aggiungere.
Niente sapevo di tutto ciò che ho imparato grazie a questo film.
Ciò che è in mio potere è far si che un film sia un'eredità che lascio in giro, per un dopo. Molliche di pane per ritrovare un sentiero che mi appartiene.
E tento allora di fare un poco di informazione. Senza TG e senza Kaka. Senza il minuscolo.

Dunque questo film, prodotto da Asinitas Onlus, che scopro così e che già amo. In collaborazione con ZaLab.

Infine, ecco il grazie di Dagmawi Yimer – Dag, che è stato migrante, che quell'atroce viaggio ha compiuto, che si è occupato di questo film come per far vibrare le corde vocali, per conservare ancora un'opinione e per dar voce ai muti.

Vi dico una cosa
solo che sono talmente sodisfatto, fiero, fiero personalmente e mi sento un grande sollievo per quanto riguarda il contribuito che ho fatto per quei miei amici che stanno in guai ancora.
Sono anche libero (innocente storicamente). Non so se mi avete capito bene. Mi disturbava dentro di me una voce che mi accusa colpevole (guilty) e adesso con tutto il vostro lavoro, la vostra volontà e dedicazione non c'è più quella voce, sono anche libero e innocente come un uomo sulla terra. Per me questa è la giustizia: dare voce a quelli che non hanno il potere.
Un abbraccio forte a tutti
dormo... dormo...
e certo che mi sveglio di nuovo.


E io dico grazie.

Mi chiedo cosa costi l'umanità. Cosa costa aprire occhi e orecchi e capire, e correggere?

Costa vergogna.
Mi arrabbio così profondamente da non riuscire a trovare vocali e consonanti.

Poi guardo questi uomini e queste donne.
E allora ricomincio a respirare.

12 commenti:

: alice; ha detto...

mi permetto di aggiungere il link a un blog che sto scandagliando, per capirci ancora un pò di più: Fortress Europe

GM ha detto...

Grazie,
una segnalazione importante.

diego ha detto...

ho perso un po' respiro dopo aver letto, altro ne sacrificherò dopo aver visto. grazie del post.

Anonimo ha detto...

...grazie della segnalazione cara Alice...

ho appena appuntato il titolo del film sul mio taccuino...Voglio assolutamente vederlo!

...grazie per il bell'articolo...grazie per la tua intelligenza, per la tua sensibiltà, e per la tua ironia...

...e grazie anche per aver detto delle cose con le quali mi sento perfettamente d'accordo...

Un caro saluto Costantino Spineti

: alice; ha detto...

carissimi,
posso solo e semplicemente rispondere a voi tutti con un mio prego che va a ricalcare un grazie che non voglio smettere di dire a chi di questo film ha fatto una lodevole missione.
E un grazie a tutti gli "attori" di un'epopea disumana, un grazie di essere fra noi.

GM ha detto...

Per chi vuole vederlo a Roma, sarà proiettato alle ore 21 nell'ambito della manifestazione IO NON RESPINGO, il 10 giugno (mercoledì) a p.za Farnese.
Io ci sarò.

Anonimo ha detto...

Come tante cose (mai abbastanza), temo che anche questo film mi scapperà.
Sabato sera sono andato alle Arteficerie Almagià (Ravenna Darsena) per ascoltare SPARTITI PER SCUTARI, un'orchestra romagnola che suona musica albanese. Strano. Accanto a me c'erano un sacco di albanesi che saltavano e ballavano. Due volte strano.
Questa notte ho sognato che il nostro presidente del consiglio era un meticcio. Strano, ma non troppo. A me questa pare un'idea come un'altra.
Spero che adesso nessuno mi dica di andare a fare la ninna e poi anche la nanna. Mi sono appena alzato dal letto, e questo è l'incipit del Walking Blues di Robert Johnson:
I woke up this morning, feeling 'round for my shoes,
know by that i've got these ol' walking blues,
oh, woke up this morning, feeling 'round, oh, for my shoes,
but you know by that, i've got these ol' walking blues.

ciao Loris

francesco ha detto...

grazie per essere stati con noi, per avere visto e ascoltato. E poi aver dato voce. A volte le cose peggiori sono così vicine che non riusciamo a vederle. Ma per fortuna anche quelle più belle.
a presto
Francesco
Città Meticcia
Festival delle Culture

: alice; ha detto...

come già avevo scritto, bello che esista una distribuzione "casa per casa", mano per mano, fino ad arrivare ai giardini e poi alle piazze. credo che le persone stiano lì, e non abbarbicate dentro finti vulcani tra isole di niente. le persone stanno lì, e hanno mani, e ci costruiscono case.

: alice; ha detto...

caro loris, non è detto che quel film non arrivi nella bassa romagna di nuovo. non è affatto detto. confida.
comunque sul sito della produzione lo si può prenotare in dvd per poi acquistarlo.

: alice; ha detto...

caro Francesco, ti ho intravisto ieri sera mentre bellissime donne senegalesi danzavano eleganti come uccelli del paradiso... una stretta veloce di mano.
ma conservo altre domande che mi impegnerò a farti perché tu mi possa dare qualche consiglio... presto, dunque, mie notizie.

per ora dico che chiunque spenda le proprie energie per festeggiare le differenze merita un grazie, che bello! sincero.

francesco ha detto...

cara alice, ti ho scoperto per caso nella rete, da TP Africa, poi ti ho riconosciuto nell'avatar (si dice così), è ho collegato diverse cose. a presto