03 luglio 2008

ettore, la gente continua.

Non ricordo perché ci fossi.
Nemmeno che età avessi.
Ma era il tempo delle scoperte che poi si trattengono in memoria, era il tempo del sospiro di sorpresa che sanno fare i bambini davanti all'invenzione, alla bellezza, al gioco.
Quel wow che non ha prezzo, eppure immenso valore.
Però so di avere avuto la fortuna di conoscerlo, Ettore.

Ettore nella sua casa.
La casa attorno a Ettore.
Prima c
he la lasciasse per abitarci ancora – ma solamente – con i pezzi di sè, con gli strumenti di sè, con le idee di sè.

Ri
deva. Ricordo un sorriso e scale. E oggetti e cianfrusaglie e campagna.

Di tutto quel trambusto, quel raccolto, quell'incolto, ne hanno fatto un museo e una fondazione e io mi chiedo come mai non sia già sulla bocca di tutti. Perché dovrebbe. Sulla bocca, sulle dita, sui pensieri. Di tutti.

Ettore Guatelli fu un uomo serenamente affaccendato, fu un uomo perennemente curioso, fu un uomo valorosamente semplice. Un genio poco conosciuto.
Ma un
genio.
Qualcuno che ha dato materia e corpo a tutto ciò che io vorrei, se mi chiedessero di immaginare un paradiso.

Stoviglie falcetti frigoriferi, biciclette macchine da scrivere ballerine di tango, scarpe chiodi occhiali insegne, bottiglie stoffe e trabiccoli, ombrelli tappeti e matite.
E anche elmetti tedeschi usati da annaffiatoi, automobili costruite con le lattine con i metalli con il legno, mulini a vento fatti di sughero e fili di cotone e vento immaginifico.
Ma soprattutto l'amore per la gente, per chi ha voluto per chi ha vissuto per chi ha amato od
iato temuto scelto tutti quegli oggetti, che Ettore raccoglieva custodiva assemblava accomodava riguardava ripensava.
Perché la gente continua e non si ferma mica, diceva.
La gente continua.


E così continuano i muri di questa magione persa ma non dispersa nella campagna di Ozzano Taro di Collecchio (Parma).
Continuano pieni di vite vissute a forma di cose. Ricolme stracolme strabordanti di fondamentali umane indispensabili sciocchezze.

So di non essere chiara nel descrivere.
So di usare poche virgole e di non riuscire a raccontare delle schede battute a macchina e inchiostro, in cui Ettore scriveva del "mattone" del "filo" del "tappo".
So di non saper far trasparire i colori e nemmeno far ascoltare il respiro bisbigliante di questo regno umile e haunted e incantato.
Non sapevo nemmeno quale parola poter stanare per far straripare tanta tantezza.
Poi Marco me ne ha mostrato una che può avvicinarsi alla somiglianza: panoptikum.

Io, il mio paradiso, lo voglio così.
Che mi ci lascino a dormire, a escogitare, a vagheggiare,
a farneticare, a fabbricare castelli in aria per aria con l'aria, a forma di nuvole che soffiano singhiozzi sui musi di cammelli vestiti di seta cucita con la spilla della medaglia d'oro del soldato che aveva un figlio che giocava con i burattini insieme a una bambina sulle balle di fieno al calar del sole.





Museo Ettore Guatelli
via Nazionale 130
43046 Ozzano Taro
(Collecchio) Parma

tel 0521.333601
info@museoguatelli.it