16 dicembre 2008

Murphy. Samuel. Beckett.

Mi chiedo perché non ci abbiano mai fatto sopra un film.
Me lo chiesi subito dopo aver letto l'ultima riga.
Mi risposi Tanto meglio, avrebbero sbagliato.
Il copione c'è, perfetto. I personaggi talmente intagliati nelle pagine da
vivere già di vita propria. Non servirebbero attori. Rovinerebbero tutto. Sarebbero finti. No, sarebbero troppo veri.

Murphy, di Samuel Beckett.

Lo lessi per sbaglio, per caso, perché la raccolta delle sue opere teatrali non era in biblioteca quando io non avevo uno spicciolo da spendere in libreria – qualcuno già la teneva sul proprio comodino in prestito a casa – e così incominciai a scoprire la prosa di questo immenso genio del tutto e del niente che tanto amavo per l'ammirazione che provo per coloro che sono maestri della sottrazione, dell'ironia, delle domande senza risposta, del nero.

Non amo le classifiche, non le so fare e raramente sono capace di stilare liste per far gareggiare film, libri, poesie, parole.
Quello non è mai meglio di questo. Questo è spesso fondamentale adesso ma domani sarà un ricordo. O il contrario. O viceversa.

Tuttora non posseggo Murphy tra i mi
ei volumi.
Ma posso ferocemente affermare che sia un cardine della mia letteratura.
A distanza di tempo, lo mantengo come fulcro di paragone per comprendere se un linguaggio, se una trama, se uno stile si dipanano sul mio gusto come Murphy era riuscito a fare.

Murphy. Mai sono riuscito a immaginarlo.
Un buco d'uomo. Samuel Beckett che si guarda e si scrive. Un pazzo. Un malato.
Una sedia a dondolo.

Non esisteva il pozzo profondo che oggi chiamiamo internet, ma oramai si possono trovare infinite informazioni su qualsiasi virgola di questo romanzo del 1935 che Beckett riuscì a terminare nel corso di qualche anno, quando ancora scriveva in inglese.
Ed è divertente sapere cosa ne pensano gli scacchisti dell'assurda partita che Murphy tenta di avere con il Signor Endon, paziente schizofrenico della clinica psichiatrica in cui Murphy lavora. Curiosissimo vederne le mosse e immaginare una sfida a scacchi studiata e mai avvenuta.

Ma non voglio raccontare nulla.
Non mi interessa far sapere che ho saputo.
Sono un poco figlia di Murphy in questo momento, un poco beckettiana, sono Molly, sono chi aspetta Godot, sono Godot.
Mi va di restare legata alla mia sedia a dondolo, in silenzio, a fabbricare il niente, per consigliare un libro.
Se deve essere Natale fra poco, questo è il mio regalo.

8 commenti:

zazie ha detto...

" Murphy, la vita è solo figura e sfondo".
"Niet'altro che uno smarrirsi sulla strada di casa" aveva replicato Murphy.

Lessi questo libro durante una vacanza all'isola di S. Maria, vicino alla Maddalena. Le pagine del mio libro sono ancora sporche di sabbia e se le annuso sanno di salmastro. Ricordo questa lettura poichè ne ero totalmente immersa e, mentre mio cugino (anche tuo, mi sa) mi chiamava per farmi vedere le orate che aveva pescato, io non riuscivo a distogliere l'attenzione da quelle pagine. Ricordo anche di aver pianto per quella storia incredibile.
Secondo me la miglior opera di Beckett, poichè anticipa lo stile pù elevato delle sue pièce teatrali.

Della prosa di Beckett ho letto tutto, ma non sono riuscita a finire "Molloy", io ancora non capisco perchè la lettura di questo testo mi risulta così faticosa.

: alice; ha detto...

Molloy. Altro uomo-buco.
Per Molloy già pare che Beckett abbia infilato uno straccio di speranza. Già più maturo, più pensato, più pianificato.
Murphy è Samuel.
Di Dublino trapiantato a Londra, depresso, ameba di se stesso, vegetale in movimento e genio immobilizzato, problematico con le donne, senza soldi, senza nulla e senza tutto.
Murphy è tanto spontaneo quanto un bambino che per la prima volta scrive di se stesso senza coprirsi le parti intime.
Un Beckett che non filtra.
Un Beckett che si distacca dalla poesia e dal teatro senza averne ancora esperienza. Per questo perfetto.

borguez ha detto...

...e io che mi sento ignorante come un vasistas!
che nulla so, che nulla ho letto e che tutto dovrei sapere!
ma perché non mi avete mai detto nulla?
faccio in tempo a rimediare?
sì, che faccio in tempo!

grazie

costantino spineti ha detto...

Cara ninfetta...di nabokoviane memorie...t'immagino lì...stesa sull'erba in costume da bagno...con la punta del piede destro rivolta al cielo...dopo che accuratamente usando dell'ovatta ti ho personalmente steso dello smalto rosso vermiglio alle unghie dei tuoi piedini,con i tuoi occhiali da sole,con le lenti a forma di cuore...leggere Murphy...di Beckett...un capolavoro.Perdonami Dolores Haze,ma vorrei tanto donarti "più pene che pane"...Oooooppssss...Ma non perchè sei magrolina ma chère...solo perchè è un altro capolavoro di Samuel Beckett.Un baiser...Ton Costantino.

: alice; ha detto...

vasistas è l'italianizzato wasistdas, che definisce quella finestrella di vetro lunga e stretta che si apre all'insù... tu dici che è ignorante? oppure è davvero un Was ist das? quella sì che è una domanda interessante. porta novità, solitamente.

che dire costantino?
devo dire benvenuto al mistero?
sai moltiplicarti.
mi concedi anche appellativi inusuali. se è per consigliarmi un altro Beckett, saprei anche dire grazie.
questo mi manca. lo farò mio.

zazie ha detto...

Per me dietro lo pseudonimo di Costantino si cela il buon vecchio Lugaresi...me lo sento...ci sta prendendo tutti in giro.

: alice; ha detto...

oh no carissima,
di questo son certa.
certissima.

costantino ha detto...

Ciao ninfetta..."Lolita,luce della mia vita,fuoco dei miei lombi.Mio peccato,anima mia.LO-LI-TA.La punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere,dal terzo,contro i denti.Era Lò,semplicemente Lò la mattina,ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo.era lola in pantaloni.Era Dolly a scuola.era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti.Ma tra le mie braccia era sempre lolita...Ciao ninfetta.