Se devo cominciare, allora decido di tornare indietro di un anno. Fu nel giugno del 2007 che m'innamorai di Klipperty Klöpp.
Un uomo in bianco e nero, pazzo, vaneggiante e poetico, urlante, cavaliere galoppante senza destriero che correva disegnando forme infinite sulla terra infreddolita, soggetto/oggetto di uno splendido cortometraggio installato al Centre Pompidou di Parigi per la mostra dedicata a Samuel Beckett.
Andrew Kötting ne era il creatore, un artista-videomaker, regista-autore che riusciva in 12 minuti e con una Super 8/16mm ad avvicinarsi alle corde di Beckett e alle mie, sorprendendomi e lasciandomi addosso la voglia di vedere altro.
Con la paura diffidente di scoprire che quello splendore raggiunto da Kötting con la ricerca delle parole semplici, con la capacità di trovare leggerezza, con la varietà delle tecniche utilizzate, poteva non ripetersi, mi sono comunque impegnata nella ricerca e, grazie alla distribuzione francese, tengo ora sul comodino la sua opera omnia che apprezzo ogni giorno di più.
Gallivant è un documentario del 1996 che è riuscito a sbalordirmi senza tentare di strabigliare. E di questo rendo merito, quando invece raramente negli ultimi tempi riesco a trovare film che col poco, col sottile, col piccolo sanno toccare l'infinitamente grande.
È un viaggio.
Un vagabondaggio lungo 9.000 chilometri di costa. Tre mesi a circondare la Gran Bretagna con tutte le sue differenze. Un uomo dietro una telecamera, sua figlia malata della sindrome di Joubert e una nonna di 85 anni.

Sarebbero potuti essere gli ingredienti per uno smielato sbrodolamento di sentimentalismo e rivincita. Invece no. Invece no.
Kötting riesce a mostrarci i gradini che compongono una scala: un paese fatto di terra e di storia. Di abitanti, fatti di facce e sorrisi e gesti. E poi sì – certamente – di una bisnonna, di un nipote e di una figlia.
In questo bighellonare verso il ritrovamento di legami parentali, posso citare Hallsands in Inghilterra, dove le onde hanno distrutto un borgo che era sopravvissuto alle guerre mondiali.

E continuo immaginando Bolster, il gigante di St. Agnes, in Cornovaglia che si innamorò di Agnes e per poterla sposare accettò la sfida di tagliarsi i polsi e riempire di sangue l'incavo di rocce tra le montagne. Eppure ciò che gli sembrava una pozzanghera da colmare comunicava con il mare, il suo orlo mai raggiunto, il gigante morto d'amore esangue.
Kötting, Eden e Gladys incontrano il Galles e mi catapultano a Pembrokeshire in una cappella solitaria sul mare o ridono con una vecchia che si diverte a trasformare la sua faccia in una caricatura di pieghe, a Whiteheaven.
Imparo John Peel, una canzone tradizionale scozzese che possiede una storia bizzarra e interessante e arrivo in Scozia, a Oban, per sapere che il whisky da quelle parti è medicina per guadagnare coraggio.
Mi fermo anch'io con loro a fare pipì a Kyle of Lochalsh, dove Willy Jack, il custode dei bagni pubblici, ha incollato fotografie, disegni e lettere su piastrelle, water e sciacquoni trasformando un "nulla" disperso nel "niente" nella sua opera d'arte più riuscita.E questa potrebbe essere la descrizione anche di questo documentario: un niente senza pretese che però sa rischiare il personale senza metterlo in mostra, che incuriosisce e fa sorridere, che commuove nella sua assoluta aderenza al vero, aderenza alla storia che ci ha sbattuti all'esistenza ancor prima dei genitori, aderenza alle generazioni che nascono, ce la fanno, forse si ammalano, di certo muoiono, ma che possono raccontarsi capirsi rivelarsi.
Cosa si fa quando si trova un film che merita di essere visto? Lo si consiglia?Allora lo consiglio.
Cosciente che non esistano a quanto pare sottotitoli in italiano, cosciente del fatto che difficile sia trovarlo e che il mio comodino non possa far attingere tutti alla scoperta di Gallivant, io, semplicemente, lo consiglio.
7 commenti:
Io lo dicevo che eri brava!
Lo dicevo, eccome se lo dicevo!
è bello cominciare qualcosa
con piccole scoperte interessanti
viene voglia di continuare
(anche a fartelo dire).
io dico grazie.
Avendo io, nel mio girovagare solitario per le coste delle Highlands scozzesi, fatto anche pipì a Kyle of Lochalsh... sento il diritto di vedere questo documentario! Sento già che non posso farne a meno!
dopo il tuo "gallivant" scozzese, tornerai nella bassa romagnola con un videoproiettore che sparerà questa rarità inglese dai sottotitoli francesi su di un bianco muro pronto a esaudire i tuoi desideri.
Un inizio col botto...non c'e' che dire.
Piacevolissima scoperta
ciao
e punck, a te grazie per il vociare e lo scalpitare della feira da ladra, em lisboa, che ho avuto il piacere di ascoltare registrati anche da questa casa romagnola, qualche tempo fa.
:-)
grazie a te.
ti ho linkato...cosi' ti ritrovo.
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